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Citazione cinematografica della settimana – L’uomo che sapeva troppo, 1956, di Alfred Hitchcock

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Hank (il bambino) : A scuola si dice “il continente nero”…e invece c’è più luce qui che a indianapolis!

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Tipi di montaggio

Ciao a tutti e ben ritrovati! Oggi vi parlerò dei vari tipi di montaggio.

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Questo articolo è una sorta di glossario dove sono elencate le varie tipologie di montaggio con la relativa spiegazione del significato e con esempi di film (con tanto di link youtube) dove possiamo ritrovare queste tecniche.

Nei prossimi articoli sul montaggio “invisibile” e  quello “visibile” troverete una spiegazione più approfondita di tutte queste tecniche.

Ma adesso è arrivato il momento di cominciare.

  • Montaggio alternato : alterna inquadrature di due o più eventi che si svolgono in ambienti diversi ma che sono destinati a convergere in uno stesso spazio.

Esempio http://www.youtube.com/watch?v=7bjA-4no1ZY

Nel film L’altro uomo di Alfred Hitchcock, possiamo ammirare una straordinaria sequenza iniziale dove il montaggio alternato è perfettamente funzionale alla storia. Due sconosciuti si incontrano casualmente e da quel momento si svilupperà un terrificante legame tra loro. Hitchock ci presenta i personaggi in questo modo: prima vediamo i piedi di un uomo che vanno in una direzione, poi vediamo quelli di un altro uomo che vanno nella direzione opposta. Con gli stacchi di montaggio continuiamo a passare dai piedi di uno a quelli dell’altro, fin quando, saliti sul treno, i due si incontrano. Questo è il montaggio alternato alla perfezione perchè la direzione delle camminate degli uomini ci suggeriscono ancora di più che i due si incontreranno in uno stesso ambiente.

  • Montaggio parallelo : Come il montaggio alternato solo che in questo caso gli eventi e i personaggi procederanno sempre lungo strade parallele senza mai convergere in uno stesso spazio.

Esempiohttp://www.youtube.com/watch?v=xJm26M6igp0

Nel film Il mistero dell’acqua di Kathryn Bigelow, vengono contrapposte due storie ambientate in epoche diverse. Viene da se che il passaggio dall’una all’altra storia è legato da stacchi di montaggio parallelo. Nel link il trailer del film che vi consiglio di vedere.

  • Montaggio ellittico : è un montaggio di contrazione temporale. Ovvero lo stacco funge da ellissi temporale non mostrando determinate azioni ma sintetizzandole e procedendo col racconto.

Esempiohttp://www.youtube.com/watch?v=gtQO93-x_f0

Nel film Oldboy di Park Chan-Wook possiamo notare un’ enorme quantità di ellissi, in particolare microellissi (cioè salti temporali molto piccoli) come si vede in questa scena. Il protagonista resta rinchiuso per 15 anni e il passaggio di tempo è mostrato tramite tante microellissi continue(spesso sono anche jump cut, ma ne parleremo più avanti). Le tecniche che possono essere usate per ottenere un montaggio ellittico sono varie, ma di questo ne parleremo nei prossimi articoli.

  • Montaggio connotativo : è un montaggio che ha lo scopo di produrre senso, di creare un significato.

Esempio :   https://www.youtube.com/watch?v=Ybhz5Dpet_0

Nel film Tempi moderni di Charlie Chaplin possiamo notare il montaggio connotativo già nella primo stacco del film. Nella prima inquadratura c’è un gregge, nella seconda inquadratura ci sono gli operai che tutti insieme raggiungono la fabbrica. Il significato prodotto è evidente ed è bastato accostare due immagini.

  • Montaggio formale : si basa su effetti di tipo formale, sia grafico-spaziali che ritmico-temporali.

Esempio : http://www.youtube.com/watch?v=QSxI0OOjR0Y

Nel film 2001 : Odissea nello spazio di Stanley Kubrick c’è un famosissimo esempio di montaggio formale che funge anche da ellissi temporale.  Al minuto 2:30 possiamo ammirare come la forma dell’osso ed il suo movimento ci porta con estrema fluidità alla forma dell’astronave nell’inquadratura successiva.

  • Montaggio discontinuo : tipo di montaggio che racconta la storia trasgredendo le regole della continuità classica(nei prossimi articoli capiremo meglio il discorso della continuità)

Esempiohttp://www.youtube.com/watch?v=1KUVwKp6MDI

Nel film Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard ci sono ad esempio dei falsi raccordi come al minuto 00:20. Ma su questo non voglio dire altro perchè ne parleremo nei prossimi articoli.

Questi sono i tipi di montaggio principali, poi ci sono delle piccole varianti che però sono di minor importanza. Ciò che conta ora è capire queste tipologie di montaggio principali e cominciare ad individuarle durante la visione di un film.

Come già detto approfondiremo meglio tutti questi argomenti nei prossimi articoli e andremo ad analizzare le tecniche precise che si utilizzano per ottenere certi risultati.

Ora vi saluto e vi consiglio, per chi non l’avesse fatto, la visione dei film da me citati in questo articolo.

Ciao a tutti, al prossimo articolo!

Storia del montaggio (in breve)

Come tutti sapete il cinema nacque ufficialmente nel 1895. Nei primi film il montaggio non esisteva o, come nei film di Melies(che utilizzava gli stacchi di montaggio per creare effetti speciali), era ridotto al minimo.

La cosa fondamentale da capire è che il montaggio dei primi film non aveva uno scopo narrativo, ma era un semplice accostamento di inquadrature senza soluzione di continuità. Il primo che iniziò a ricercare una continuità visiva nei suoi film fu Edwin S. Porter che  grazie a questo diede una grande dinamicità ai suoi film. Porter riuscì a capire che l’unità di base della struttura di un film è l’inquadratura e non la scena come per le opere teatrali. Egli con le sue intuizioni spianò la strada a David W. Griffith, il vero inventore del montaggio così come lo concepiamo oggi basato su un linguaggio e una grammatica ben precisa(ovviamente in questo caso si parla di cinema classico).

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Griffith ebbe numerose intuizioni : la variazione delle inquadrature ai fini dell’ impatto, i campi lunghissimi, i primi  piani, i tagli e le scene di inseguimento, il montaggio parallelo e le variazioni del ritmo. Griffith fu essenzialmente un grande sperimentatore che riuscì a strutturare un grammatica cinematografica che ancora oggi usiamo. Il suo apice lo raggiunse con Intolerance, film del 1916, dove montò parallelamente quattro storie di intolleranza ambientate in tempi storici diversi, collegate fra loro da un inquadratura di una donna che fa dondolare un culla(simbolo della purezza). Era solo il 1916 e Griffith aveva già sperimentato il montaggio parallelo di scene temporalmente molto distanti, il tutto con un scopo narrativo ben preciso.

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Intanto in Unione Sovietica Griffith fu oggetto di intenso studio.

Vsevolod Pudovkin cercò di sviluppare una teoria del montaggio che permettesse ai registi di superare la classica teoria di Griffith.  Pudovkin approfondì l’idea di Griffith dell’ inquadratura come unità di una scena, per creare nuovi significati. Con i suoi primi lavori(insieme a Kulesov) si capisce che una stessa inquadratura unita a inquadrature diverse può portare il pubblico a diverse conclusioni. E’ di questo che fa parte il cosiddetto “Effetto Kulesov“. Ovvero lo stesso primo piano dell’ attore Ivan Mosjukhin venne accostato a tre inquadrature diverse: un piatto di zuppa sopra un tavolo, una bara con una donna morta e una donna succinta. Le reazioni del pubblico ai tre diversi accostamenti suggerirono prima una persona affamata, poi una persona sconvolta e infine una persona che provava desiderio.

Pudovkin quindi portò  avanti le tecniche del motaggio più di Griffith, ma non quanto il suo contemporaneo Sergej Ejzenstejn.

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Forse il regista russo più importante, Ejzenstejn, fu il vero teorico del montaggio dal momento che fu l’autore di tanti scritti in merito, in particolar modo proprio del testo “Teoria generale del montaggio“. Egli insistette molto sulla costruzione del senso grazie alla pratica del montaggio ideando varie teorie di montaggio come ad esempio la “teoria delle attrazioni” dove il montaggio caotico e frammentario ha lo scopo di catturare l’attenzione dello spettatore per trasmettere un concetto, per scuotere l’animo.

Delle tipologie di montaggio che inventò parleremo più avanti ma ciò che conta capire ora è quello che lui stesso dice : “La giustapposizione di due frammenti di film assomiglia più al loro prodotto che non alla loro somma“.

Grazie alle innovazioni di Pudovkin ed Ejzenstejn anche gli esponenti dell’ espressionismo tedesco e del surrealismo capirono che attraverso la correlazione o l’opposizione di due immagini in sequenza, si ottenevano significati e simbolismi che andavano oltre il contenuto delle singole inquadrature.

In particolar modo il surrealista Luis Bunuel era interessato ad un tipo di cinema che annichilisse il significato, disseminato di colpi di scena. Un Chien andalou (1929) ne è un grande esempio.

Il periodo del cinema muto che arriva all’incirca fino al 1930, fu un epoca di grande creatività e sperimentazione. Fu un periodo in cui il montaggio, senza le restrizioni del sonoro, raggiunse la maturità e fornì innumerevoli soluzioni ai registi.

Con l’avvento del sonoro ci fu un momento di stasi nelle innovazioni creative, ma col tempo ci si accorse che esso poteva fornire ulteriori soluzioni registiche e di montaggio. Il suono poteva fungere da raccordo di montaggio e allo stesso tempo poteva essere in campo o fuori campo(L’angelo azzurro di  von Sternberg ne è uno dei primi esempi). Ma di questo parleremo più avanti.

Come reazione a questa innovazione tecnica, vista dai registi sovietici come strumento limitativo per la creatività, nel 1928 Ejzenstejn, Pudovkin e Alexandrov lanciarono il Manifesto dell’asincronismo, con cui chiarirono la necessità di un impiego contrappuntistico del suono rispetto all’immagine.

Alfred Hitchcock, con Blackmail(1929), film girato in parte muto e in parte sonoro, fu uno dei primi sperimentatori del sonoro come forma narrativa che va al di là della semplice funzione didascalica, cercando di trasformare le limitazioni del sonoro in vantaggi creativi. Egli cercò di creare stati d’animo attraverso l’unione di immagini e sonoro.

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Grandi passi in avanti furono fatti da Fritz Lang con M, il mostro di Dusseldorf(1931) nel quale creò scene dove la continuità è basata interamente sul suono(memorabile è la scena della bambina e del richiamo della madre).

Ma ritorniamo ora sulla figura di Alfred Hitchcock. Egli fu un grande sperimentatore e fu uno dei pochi a contribuire così tanto alla mitologia sul potere del montaggio. Il suo lavoro abbraccia tutti i concetti relativi al montaggio, dal ritmo, all’ uso soggettivo fino alle idee sul tempo reale e drammatico. Basta guardare la scena iniziale di L’altro uomo(1951) per capire l’importanza narrativa che Hitchcok diede al montaggio alternato e la maestria con la quale egli riuscì ad ottenere tali risultati. Oppure basterebbe rivedere le scene del treno ne Il club dei 39(1935) per capire l’importanza dello stacco sonoro e ammirare il modo in cui questi stacchi sonori non fanno altro che aumentare la tensione drammatica delle scene. Osservando la sua filmografia notiamo inoltre gli stacchi sul movimento come passaggi temporali, i campi lunghissimi per produrre suspense, gli inserti, i primi piani, il divario tra il tempo reale e il tempo drammatico creato grazie ad un attento lavoro di montaggio e di gestione del ritmo.

Tanto ha dato Alfred Hitchcok al montaggio e tanto ha dato al cinema. Ma forse ciò che ci rimane più impresso dei suoi film sono i passaggi dalle inquadrature oggettive a quelle soggettive che rispecchiano gli stati fisici e mentali dei personaggi. E questo si può vedere maggiormente in quello che forse è il suo capolavoro più grande: La donna che visse due volte (1958).

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Bisogna poi ricordare gli esperimenti della Nouvelle vague, che si indirizza verso il montaggio discontinuo, il cinema Felliniano e il suo realismo magico…troppe sono le cose da dire riguardo la storia del montaggio che non basterebbero 100 articoli.

Diciamo allora che più in generale, a partire dagli anni cinquanta, i registi iniziarono ad aumentare il ritmo dei film, eliminando i tempi morti, introducendo l’ellissi, dando maggiore importanza al fuori campo e modificando la continuità temporale del film con più libertà. Si prestava ora maggior attenzione al significato dell’intera scena, ai rapporti di causa ed effetto, all’interpretazione degli attori, tralasciando i particolari non strettamente necessari.

E citando un frase del regista a me tanto caro Alfred Hitchcock :

Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate

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