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Montaggio e Grafica

Da sempre  l’elemento grafico ha una certa importanza nel montaggio. Le transizioni ne sono l’esempio più lampante (dissolvenze, tendine, iris…). In un film (o qualunque altro tipo di video)  che si rispetti però, la forma deve essere sempre in stretto contatto con il contenuto.

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Non posso fare a meno di citare Saul Bass, forse il vero precursore della grafica moderna nel video. E’ a lui che dobbiamo le sequenze dei titoli di testa di film come Psycho, Vertigo, Intrigo internazionale, Spartacus, Quei bravi ragazzi, ecc…

Con Saul Bass la sequenza dei titoli di testa di un film, ha cominciato ad assumere un importanza tale da raccontare in pochi minuti già di cosa parla il film stesso : una sequenza che sia una vera e propria opera d’arte.

Oggi più che mai, nell’ era del digitale e della pubblicità sempre più insistente, l’elemento grafico assume molta importanza.

In un qualunque video va tenuto conto, oltre che dell’ orizzontalità (la classica successione di immagini che compone una sequenza), della verticalità.

Questo sta a significare che non abbiamo più solo un immagine in gioco, ma più strati di immagini  ( e testi, illustrazioni, elementi grafici). In poche parole abbiamo la possibilità di lavorare un immagine su più livelli video (o tracce).

Per dare forma a queste composizioni in movimento, il montatore (ipotizzando che se ne occupi lui in prima persona), ha a disposizione vari strumenti operativi. Alcuni di questi sono:

  • Trasparenza: E’ lo strumento che consente di regolare la presenza di un livello (o layer) rispetto ai livelli sottostanti. Ne regola quindi l’opacità.
  • Picture-in-picture : E’ il tipico strumento per posizionare e dimensionare l’immagine all’ interno del quadro (in Adobe premiere si trova nel “motion”). Altri paramentri permettono di “croppare” l’immagine (ritagliarla partendo dai bordi) di ruotarla, ecc… Ad esempio in Avid Media Composer (software di montaggio) la rotazione  può essere anche tridimensionale.
  • Keying : E’ lo strumento che serve a ritagliare uno o più elementi presenti in un immagine, in modo tale che tutto il resto risulti trasparente (canale alpha) lasciando così la visione dei livelli sottostanti. Il chroma key ad esempio agisce sul colore eliminando parti di colore ben precise. Gli esempi più famosi sono quelli del verde o del blu che vengono utilizzati per inserire sfondi di qualunque tipo in una scena girata in un semplice studio.

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Tanti altri sono gli strumenti che consentono modifiche grafiche, come gli effetti di colore, di painting, di velocità.

Ma ciò che più è importante è la possibilità di gestire uno o più effetti contemporaneamente andando a modificare l’effetto nel corso del tempo (inteso come lo scorrere dei fotogrammi) grazie al Key frame (o fotogramma chiave, o punto di ancoraggio).

Il Key frame permette di modificare l’effetto applicato all’ immagine in quel singolo fotogramma, di conseguenza applicando vari Key frames a più fotogrammi l’effetto si modificherà nel tempo nel modo che più preferiamo.

Ricapitolando si può lavorare su uno o più livelli, combinando uno o più effetti, modificandoli nel corso dei fotogrammi e gestendoli a nostro piacimento.

Tutte queste possibilità accrescono sempre più il nostro potenziale creativo e questo è fantastico.

Una cosa però è molto importante : la creatività ottenuta grazie a tutti questi strumenti di post-produzione, non deve mai perdere di vista il contenuto.

E’ il contenuto che fa grandi le nostre storie.

Il Montaggio “visibile” e i suoi strumenti

Ciao a tutti e ben ritrovati! Oggi parliamo del montaggio “visibile”.

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Se con il montaggio invisibile si cerca di illudere lo spettatore  nascondendo tutto l’artificio cinematografico, con quello “visibile” si vuole proprio dichiarare la finzione del cinema, mostrando volutamente gli stacchi di montaggio e ricordando continuamente allo spettatore che sta assistendo alla visione di un film.

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Questo tipo di montaggio è usato prevalentemente nelle pubblicità o nei videoclip, ma tanti sono i registi che lo utilizzano nei loro film creandone un vero e proprio stile.

Andiamo ora ad elencare alcuni strumenti del montaggio “visibile” :

  • Jump cut : e’ un attacco che mette in evidenza la “non differenza” tra le due (o più) inquadrature.

Questo si può ottenere modificando il meno possibile l’angolazione e il piano delle due o più inquadrature che si susseguono, oppure mostrando nelle inquadrature che si susseguono gli stessi personaggi in luoghi e tempi diversi.

  • Flashback o Flashforward : “Salto” nel passato o nel futuro.

Ovviamente sapete tutti di cosa stiamo parlando e anche se lo scopo di questi strumenti non è quello di rendere visibile il montaggio si tratta comunque di rottura della continuità visiva.

  • Inserto non diegetico : Un inquadratura di “qualcosa” che è estranea allo spazio e al tempo del racconto e che quindi va ad interrompere la regolare successione delle inquadrature.
  • Estensione : La durata della rappresentazione è superiore a quella dell’ evento rappresentato.

Si può ottenere con la ripetizione dell’ evento in più inquadrature, o semplicemente con il rallenty.

  • Overlapping editing : E’ la sovrapposizione temporale, ovvero in un’ inquadratura la ripetizione di un azione che è già avvenuta nell’ inquadratura precedente.
  • Scavalcamento di campo : Oltrepassare la linea dei 180° andando a “rompere” la continuità dei raccordi.

Questi sono alcuni strumenti del montaggio “visibile”. E’ chiaro che tante piccole sfumature ne creano degli altri, ma qui ho elencato i principali.

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Per osservare meglio questo tipo di montaggio vi consiglio di vedere i film di Lars Von Trier, oppure i film della “Nouvelle vague”, oppure i film della “New Hollywood” che spesso contengono sequenze davvero memorabili che fanno uso di rallenty, jump cut e così via.

Bene, anche per oggi è tutto. Il prossimo appuntamento sul montaggio è strettamente legato al mondo della grafica, che, con l’era del digitale, offre un potenziale creativo enorme. E’ una argomento davvero interessante e vi invito a continuarmi a seguire.

Grazie a tutti, alla prossima!

Il montaggio invisibile e i suoi strumenti

Il montaggio invisibile è quello che il “cinema classico” ha sempre cercato di ottenere.

Un montaggio che non sia percepibile dallo spettatore, un montaggio che crei l’illusione della realtà, che ricostruisca l’unità spazio-temporale della scena senza che lo spettatore si accorga degli “stacchi” con lo scopo di farlo immergere completamente nella storia.

Il montaggio invisibile non è altro che la ricerca della continuità della quale abbiamo già parlato.

Per ottenere questa continuità bisogna fare in modo che le inquadrature siano raccordate correttamente.

I raccordi sono l’elemento fondamentale per ottenere una continuità visiva e sonora che non distolga l’attenzione dello spettatore lasciandolo “immerso” nella storia.

I raccordi sono di vario tipo:

  • Raccordo sul movimento : Un movimento iniziato nella prima inquadratura continua in quella successiva.
  • Raccordo sull’ asse : Da un inquadratura all’ altra cambia solo la distanza dal soggetto inquadrato rimandendo invece sullo stesso asse (qui lo stacco risulta un po’ “forzato”, è infatti un tipo di raccordo ormai superato).
  • Soggettiva : Un inquadratura mostra un personaggio che osserva qualcosa  mentre quella successiva mostra ciò che il personaggio sta osservando.
  • Raccordo sonoro : Elementi sonori (dialogo, musica, rumori) si sovrappongono a due inquadrature legandole tra loro.

Per ottenere continuità e non confondere lo spettatore è necessario tener conto dello spazio a 180°.

Ogni volta che si inquadrano due soggetti o più, si “crea” tra loro una linea immaginaria degli sguardi che divide lo spazio in due sezioni di 180°. Per non confondere lo spettatore la macchina da presa dovrà essere posizionata sempre all’interno dello stesso spazio di 180° senza mai “scavalcare il campo”

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Lo spazio a 180° crea di conseguenza dei nuovi raccordi da rispettare:

  • Raccordo di posizione : Due personaggi ripresi in un’ inquadratura l’uno a destra e l’altro a sinistra, dovranno mantenere la stessa posizione in quella successiva.
  • Raccordo di direzione : Un personaggio che esce di campo a destra dovrà rientrare a sinistra in quella successiva.
  • Raccordo di direzione di sguardi : Se  il personaggio A guarda verso il fuori campo a destra  dove c’è il personaggio B, nell’inquadratura del personaggio B quest’ultimo dovrà guardare verso sinistra.

A volte c’è bisogno di altri tipi di espedienti per fare in modo che la continuità venga mantenuta.

Questi espedienti sono ad esempio l’impallamento (si stacca nel momento in cui un oggetto o un soggetto riempie parzialmente o totalmente il campo dell’inquadratura), l’inserto (un inquadratura di “qualcos’altro” che faccia parte della scena), i piani d’ascolto (inquadrature di personaggi che non parlano ma che stanno ascoltando).

Nel montaggio invisibile si fa uso di vari tipi di montaggio come quello parallelo o alternato, ma soprattutto, con un grande lavoro di precisione, si fa uso del montaggio ellittico. Qui le ellissi temporali, piccole o grandi che siano, devo essere impercettibili agli occhi dello spettatore (nel senso che anche se vengono percepite, non devono diventare elemento di “distaccamento” dalla storia da parte dello spettatore).

Altro fondamentale elemento di continuità è il fuori campo video e sonoro che può fungere da collegamento tra un inquadratura e l’altra.

Ora che abbiamo capito cos’è il montaggio invisibile con le sue regole e la sua classicità siamo pronti ad infrangere queste regole come fa il montaggio “visibile”.

Nel prossimo articolo parlerò proprio di questo. Ma ricordate sempre una cosa, per infrangere le regole bisogna sempre prima conoscerle e saperle rispettare.

Ciao a tutti e alla prossima! Commentate!

Che cos’è il montaggio?

Che cos’ è il montaggio? E’ una domanda molto difficile perchè ridurre l’arte del montaggio ad una semplice risposta è davvero troppo riduttivo. Diciamo semplicemente che il montaggio è l’arte di unire o tagliare le inquadrature, combinando elementi sonori e visivi , lavorando sul rapporto tra lo spazio e il tempo, creando dei nuovi significati (vedi l’effetto Kulesov), e riscrivendo il film un altra volta.

Il montaggio quindi serve a produrre senso, a dare una forma, a dare un ritmo, a creare un propria dimensione temporale e a creare lo spazio.

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Le tre classiche unità della scena drammatica (spazio, tempo, azione) sono rispettate perfettamente ma con una grande libertà. In questa delicata operazione di ricostruzione dell’unità della scena, di ricostruzione dell’ illusione di realtà, il montaggio mette a dispozione tutta una serie di trucchi e di inganni dei quali parleremo più avanti.

Nei prossimi articoli approfondiremo il montaggio e parlerò di:

Ora vi lascio consigliandovi tre film da guardare per analizzarne il montaggio, elemento fondamentale di questi tre film.

La donna che visse due volte (Vertigo) di Alfred Hitchcock      (Montaggio : George Tomasini)

JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone     (Montaggio : Joe Hutshing, Pietro Scalia)

Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard     (Montaggio: Cecile Decugis, Lila Herman)