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Software di montaggio video digitale

Ciao a tutti. Proseguiamo la nostra avventura sul montaggio video.

Questo post conclude la serie dei sei articoli “Che cos’è il montaggio?“, ma state tranquilli che per vostra fortuna o sfortuna 🙂 non smetterò mai di pubblicare articoli riguardanti il tema del montaggio video (fase fondamentale nella realizzazione di un prodotto audiovisivo).

Oggi vi parlo dei software di video editing, o più semplicemente programmi di montaggio video, usati in ambito professionale.

Schema software editing

Avid media composer e Final cut pro sono i due programmi più utilizzati in ambito professionale e broadcast.

In Italia Avid media composer  è il più diffuso in ambiente televisivo (Rai, Sky, Mediaset) e cinematografico, anche se Final cut pro (esclusivamente per piattaforma Mac) si ritaglia un importante ruolo soprattutto nelle piccoli produzioni indipendenti.

Entrambi i software sono potentissimi e sono ancora più performanti se abbinati ad hardware esterni che fungono da accelleratori grafici e da dispositivi di collegamento input/output (come ad esempio potrebbe essere un Nitris per Avid).

Avid e Final cut sono programmi abbastanza complessi e ricchi di strumenti e settaggi che consentono il massimo controllo delle clip, aumentando enormemente il potenziale creativo del montatore.

Questi due programmi sono progettati per sfruttare al meglio la tastiera del computer piuttosto che il mouse (ogni pulsante infatti può essere abbinato ai tasti o a combinazioni di tasti), ed è proprio questa caratteristica che velocizza notevolmente i tempi del montatore, fondamentali nel mondo professionale.

Le ultime versioni di Avid media composer e di Final cut tendono comunque ad essere sempre più intuitive e meno complesse. Se da una parte è maggiore la facilità di utilizzo del programma, dall’ altra gli automatismi e le interfacce grafiche semplificate rendono in parte meno creativo il lavoro del montatore. E’ per questo che in molti preferiscono le versioni precedenti. Detto questo ciò che cambia è veramente poco e i programmi sono fondamentalmente gli stessi.

Un gradino più in basso c’è Adobe Premiere, programma di tutto rispetto, che, soprattutto nelle ultime versioni, si sta evolvendo molto quasi toccando le vette dei due programmi top di cui vi ho parlato prima.

Grazie alla sua semplicità di utilizzo e alla notevole compatibilità con i vari formati video e con gli altri programmi grafici (fanno parte infatti del pacchetto Adobe programmi come Photoshop, Illustrator, After Effects), Premiere, si sta diffondendo sempre di più nell’ ambiente professionale.

Altri programmi utilizzati da produzioni video sono Sony Vegas Pro e Edius, anch’ essi software di tutto rispetto molto migliorati nelle ultime versioni.

Uscendo dall’ ambiente professionale possiamo trovare software come ad esempio Avid Studio o Pinnacle Studio che nel loro piccolo possono essere comunque molto utili.

In conclusione se volete lavorare come montatori è fondamentale conoscere software come Avid Media Composer, Apple Final cut Pro e Adobe Premiere Pro.

Ma ricordate sempre :

se non si conosce veramente cos’è il cinema, qual’è il suo linguaggio, se non si capisce l’importanza di un immagine ed il suo significato, se non si apprende veramente l’essenza del montaggio, anche conoscendo alla perfezione tutti questi programmi non si costruirebbe niente. E di certo non ci si potrebbe definire montatori.

Per domande, dubbi e consigli basta lasciare un commento. Grazie ancora a tutti per la partecipazione al blog 🙂

Alla prossima!

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Montaggio e Grafica

Da sempre  l’elemento grafico ha una certa importanza nel montaggio. Le transizioni ne sono l’esempio più lampante (dissolvenze, tendine, iris…). In un film (o qualunque altro tipo di video)  che si rispetti però, la forma deve essere sempre in stretto contatto con il contenuto.

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Non posso fare a meno di citare Saul Bass, forse il vero precursore della grafica moderna nel video. E’ a lui che dobbiamo le sequenze dei titoli di testa di film come Psycho, Vertigo, Intrigo internazionale, Spartacus, Quei bravi ragazzi, ecc…

Con Saul Bass la sequenza dei titoli di testa di un film, ha cominciato ad assumere un importanza tale da raccontare in pochi minuti già di cosa parla il film stesso : una sequenza che sia una vera e propria opera d’arte.

Oggi più che mai, nell’ era del digitale e della pubblicità sempre più insistente, l’elemento grafico assume molta importanza.

In un qualunque video va tenuto conto, oltre che dell’ orizzontalità (la classica successione di immagini che compone una sequenza), della verticalità.

Questo sta a significare che non abbiamo più solo un immagine in gioco, ma più strati di immagini  ( e testi, illustrazioni, elementi grafici). In poche parole abbiamo la possibilità di lavorare un immagine su più livelli video (o tracce).

Per dare forma a queste composizioni in movimento, il montatore (ipotizzando che se ne occupi lui in prima persona), ha a disposizione vari strumenti operativi. Alcuni di questi sono:

  • Trasparenza: E’ lo strumento che consente di regolare la presenza di un livello (o layer) rispetto ai livelli sottostanti. Ne regola quindi l’opacità.
  • Picture-in-picture : E’ il tipico strumento per posizionare e dimensionare l’immagine all’ interno del quadro (in Adobe premiere si trova nel “motion”). Altri paramentri permettono di “croppare” l’immagine (ritagliarla partendo dai bordi) di ruotarla, ecc… Ad esempio in Avid Media Composer (software di montaggio) la rotazione  può essere anche tridimensionale.
  • Keying : E’ lo strumento che serve a ritagliare uno o più elementi presenti in un immagine, in modo tale che tutto il resto risulti trasparente (canale alpha) lasciando così la visione dei livelli sottostanti. Il chroma key ad esempio agisce sul colore eliminando parti di colore ben precise. Gli esempi più famosi sono quelli del verde o del blu che vengono utilizzati per inserire sfondi di qualunque tipo in una scena girata in un semplice studio.

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Tanti altri sono gli strumenti che consentono modifiche grafiche, come gli effetti di colore, di painting, di velocità.

Ma ciò che più è importante è la possibilità di gestire uno o più effetti contemporaneamente andando a modificare l’effetto nel corso del tempo (inteso come lo scorrere dei fotogrammi) grazie al Key frame (o fotogramma chiave, o punto di ancoraggio).

Il Key frame permette di modificare l’effetto applicato all’ immagine in quel singolo fotogramma, di conseguenza applicando vari Key frames a più fotogrammi l’effetto si modificherà nel tempo nel modo che più preferiamo.

Ricapitolando si può lavorare su uno o più livelli, combinando uno o più effetti, modificandoli nel corso dei fotogrammi e gestendoli a nostro piacimento.

Tutte queste possibilità accrescono sempre più il nostro potenziale creativo e questo è fantastico.

Una cosa però è molto importante : la creatività ottenuta grazie a tutti questi strumenti di post-produzione, non deve mai perdere di vista il contenuto.

E’ il contenuto che fa grandi le nostre storie.

Storia del montaggio (in breve)

Come tutti sapete il cinema nacque ufficialmente nel 1895. Nei primi film il montaggio non esisteva o, come nei film di Melies(che utilizzava gli stacchi di montaggio per creare effetti speciali), era ridotto al minimo.

La cosa fondamentale da capire è che il montaggio dei primi film non aveva uno scopo narrativo, ma era un semplice accostamento di inquadrature senza soluzione di continuità. Il primo che iniziò a ricercare una continuità visiva nei suoi film fu Edwin S. Porter che  grazie a questo diede una grande dinamicità ai suoi film. Porter riuscì a capire che l’unità di base della struttura di un film è l’inquadratura e non la scena come per le opere teatrali. Egli con le sue intuizioni spianò la strada a David W. Griffith, il vero inventore del montaggio così come lo concepiamo oggi basato su un linguaggio e una grammatica ben precisa(ovviamente in questo caso si parla di cinema classico).

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Griffith ebbe numerose intuizioni : la variazione delle inquadrature ai fini dell’ impatto, i campi lunghissimi, i primi  piani, i tagli e le scene di inseguimento, il montaggio parallelo e le variazioni del ritmo. Griffith fu essenzialmente un grande sperimentatore che riuscì a strutturare un grammatica cinematografica che ancora oggi usiamo. Il suo apice lo raggiunse con Intolerance, film del 1916, dove montò parallelamente quattro storie di intolleranza ambientate in tempi storici diversi, collegate fra loro da un inquadratura di una donna che fa dondolare un culla(simbolo della purezza). Era solo il 1916 e Griffith aveva già sperimentato il montaggio parallelo di scene temporalmente molto distanti, il tutto con un scopo narrativo ben preciso.

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Intanto in Unione Sovietica Griffith fu oggetto di intenso studio.

Vsevolod Pudovkin cercò di sviluppare una teoria del montaggio che permettesse ai registi di superare la classica teoria di Griffith.  Pudovkin approfondì l’idea di Griffith dell’ inquadratura come unità di una scena, per creare nuovi significati. Con i suoi primi lavori(insieme a Kulesov) si capisce che una stessa inquadratura unita a inquadrature diverse può portare il pubblico a diverse conclusioni. E’ di questo che fa parte il cosiddetto “Effetto Kulesov“. Ovvero lo stesso primo piano dell’ attore Ivan Mosjukhin venne accostato a tre inquadrature diverse: un piatto di zuppa sopra un tavolo, una bara con una donna morta e una donna succinta. Le reazioni del pubblico ai tre diversi accostamenti suggerirono prima una persona affamata, poi una persona sconvolta e infine una persona che provava desiderio.

Pudovkin quindi portò  avanti le tecniche del motaggio più di Griffith, ma non quanto il suo contemporaneo Sergej Ejzenstejn.

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Forse il regista russo più importante, Ejzenstejn, fu il vero teorico del montaggio dal momento che fu l’autore di tanti scritti in merito, in particolar modo proprio del testo “Teoria generale del montaggio“. Egli insistette molto sulla costruzione del senso grazie alla pratica del montaggio ideando varie teorie di montaggio come ad esempio la “teoria delle attrazioni” dove il montaggio caotico e frammentario ha lo scopo di catturare l’attenzione dello spettatore per trasmettere un concetto, per scuotere l’animo.

Delle tipologie di montaggio che inventò parleremo più avanti ma ciò che conta capire ora è quello che lui stesso dice : “La giustapposizione di due frammenti di film assomiglia più al loro prodotto che non alla loro somma“.

Grazie alle innovazioni di Pudovkin ed Ejzenstejn anche gli esponenti dell’ espressionismo tedesco e del surrealismo capirono che attraverso la correlazione o l’opposizione di due immagini in sequenza, si ottenevano significati e simbolismi che andavano oltre il contenuto delle singole inquadrature.

In particolar modo il surrealista Luis Bunuel era interessato ad un tipo di cinema che annichilisse il significato, disseminato di colpi di scena. Un Chien andalou (1929) ne è un grande esempio.

Il periodo del cinema muto che arriva all’incirca fino al 1930, fu un epoca di grande creatività e sperimentazione. Fu un periodo in cui il montaggio, senza le restrizioni del sonoro, raggiunse la maturità e fornì innumerevoli soluzioni ai registi.

Con l’avvento del sonoro ci fu un momento di stasi nelle innovazioni creative, ma col tempo ci si accorse che esso poteva fornire ulteriori soluzioni registiche e di montaggio. Il suono poteva fungere da raccordo di montaggio e allo stesso tempo poteva essere in campo o fuori campo(L’angelo azzurro di  von Sternberg ne è uno dei primi esempi). Ma di questo parleremo più avanti.

Come reazione a questa innovazione tecnica, vista dai registi sovietici come strumento limitativo per la creatività, nel 1928 Ejzenstejn, Pudovkin e Alexandrov lanciarono il Manifesto dell’asincronismo, con cui chiarirono la necessità di un impiego contrappuntistico del suono rispetto all’immagine.

Alfred Hitchcock, con Blackmail(1929), film girato in parte muto e in parte sonoro, fu uno dei primi sperimentatori del sonoro come forma narrativa che va al di là della semplice funzione didascalica, cercando di trasformare le limitazioni del sonoro in vantaggi creativi. Egli cercò di creare stati d’animo attraverso l’unione di immagini e sonoro.

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Grandi passi in avanti furono fatti da Fritz Lang con M, il mostro di Dusseldorf(1931) nel quale creò scene dove la continuità è basata interamente sul suono(memorabile è la scena della bambina e del richiamo della madre).

Ma ritorniamo ora sulla figura di Alfred Hitchcock. Egli fu un grande sperimentatore e fu uno dei pochi a contribuire così tanto alla mitologia sul potere del montaggio. Il suo lavoro abbraccia tutti i concetti relativi al montaggio, dal ritmo, all’ uso soggettivo fino alle idee sul tempo reale e drammatico. Basta guardare la scena iniziale di L’altro uomo(1951) per capire l’importanza narrativa che Hitchcok diede al montaggio alternato e la maestria con la quale egli riuscì ad ottenere tali risultati. Oppure basterebbe rivedere le scene del treno ne Il club dei 39(1935) per capire l’importanza dello stacco sonoro e ammirare il modo in cui questi stacchi sonori non fanno altro che aumentare la tensione drammatica delle scene. Osservando la sua filmografia notiamo inoltre gli stacchi sul movimento come passaggi temporali, i campi lunghissimi per produrre suspense, gli inserti, i primi piani, il divario tra il tempo reale e il tempo drammatico creato grazie ad un attento lavoro di montaggio e di gestione del ritmo.

Tanto ha dato Alfred Hitchcok al montaggio e tanto ha dato al cinema. Ma forse ciò che ci rimane più impresso dei suoi film sono i passaggi dalle inquadrature oggettive a quelle soggettive che rispecchiano gli stati fisici e mentali dei personaggi. E questo si può vedere maggiormente in quello che forse è il suo capolavoro più grande: La donna che visse due volte (1958).

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Bisogna poi ricordare gli esperimenti della Nouvelle vague, che si indirizza verso il montaggio discontinuo, il cinema Felliniano e il suo realismo magico…troppe sono le cose da dire riguardo la storia del montaggio che non basterebbero 100 articoli.

Diciamo allora che più in generale, a partire dagli anni cinquanta, i registi iniziarono ad aumentare il ritmo dei film, eliminando i tempi morti, introducendo l’ellissi, dando maggiore importanza al fuori campo e modificando la continuità temporale del film con più libertà. Si prestava ora maggior attenzione al significato dell’intera scena, ai rapporti di causa ed effetto, all’interpretazione degli attori, tralasciando i particolari non strettamente necessari.

E citando un frase del regista a me tanto caro Alfred Hitchcock :

Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate

Per qualunque domanda o suggerimento non esitate a commentare!

Ah, e grazie a tutti, è merito vostro se il blog ha raggiunto i 100 iscritti dopo appena un mese di vita! Ciao a tutti!

Che cos’è il montaggio?

Che cos’ è il montaggio? E’ una domanda molto difficile perchè ridurre l’arte del montaggio ad una semplice risposta è davvero troppo riduttivo. Diciamo semplicemente che il montaggio è l’arte di unire o tagliare le inquadrature, combinando elementi sonori e visivi , lavorando sul rapporto tra lo spazio e il tempo, creando dei nuovi significati (vedi l’effetto Kulesov), e riscrivendo il film un altra volta.

Il montaggio quindi serve a produrre senso, a dare una forma, a dare un ritmo, a creare un propria dimensione temporale e a creare lo spazio.

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Le tre classiche unità della scena drammatica (spazio, tempo, azione) sono rispettate perfettamente ma con una grande libertà. In questa delicata operazione di ricostruzione dell’unità della scena, di ricostruzione dell’ illusione di realtà, il montaggio mette a dispozione tutta una serie di trucchi e di inganni dei quali parleremo più avanti.

Nei prossimi articoli approfondiremo il montaggio e parlerò di:

Ora vi lascio consigliandovi tre film da guardare per analizzarne il montaggio, elemento fondamentale di questi tre film.

La donna che visse due volte (Vertigo) di Alfred Hitchcock      (Montaggio : George Tomasini)

JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone     (Montaggio : Joe Hutshing, Pietro Scalia)

Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard     (Montaggio: Cecile Decugis, Lila Herman)